L’intelligenza artificiale ci rende meno capaci di dire «non lo so»? Intervista a Valerio Capraro

Uno studio condotto su oltre 3.100 partecipanti mostra che la disponibilità di un suggerimento generato dall’AI riduce drasticamente la propensione a sospendere il giudizio, anche quando la risposta è sbagliata
Image
Capraro

Dire «non lo so» non è necessariamente un segno di debolezza. Al contrario, riconoscere i limiti delle proprie conoscenze è una componente fondamentale del giudizio umano: permette di sospendere una decisione quando le informazioni non sono sufficienti e riduce il rischio di agire sulla base di convinzioni sbagliate.

L’intelligenza artificiale generativa, però, offre una risposta praticamente a ogni domanda. Lo fa in modo rapido, fluido e spesso molto convincente, anche quando non dispone delle informazioni necessarie per formulare una risposta corretta. Che cosa accade, allora, alla nostra capacità di riconoscere l’incertezza quando abbiamo sempre a disposizione un suggerimento apparentemente plausibile?

È la domanda al centro dello studio AI advice suppresses people’s willingness to say “I don’t know”, even when the advice is wrong and accuracy is incentivized, firmato da Chiara MarcocciaWalter Quattrociocchi e Valerio Capraro, docente di psicologia generale del dipartimento di Psicologia del nostro ateneo. La ricerca ha coinvolto 3.132 partecipanti in cinque esperimenti, quattro dei quali preregistrati, nei quali le persone dovevano rispondere a domande particolarmente difficili su dettagli visivi di alcuni film. In ogni momento potevano scegliere di non rispondere.

Categoria news